Il lavoro che include – Progetti sperimentali per l’inclusione sociale di soggetti in condizione di svantaggio

A cura di: Raffaele Barone, Giorgia Bonaga, Luisa Brunori, Francesco Pignataro, Sheila Scerba
Progettazione grafica e realizzazione: Silvio Di Pasquale Editore
Foto copertina: Aldo Gattuso
Foto interne: Giorgia Guzzardi

Report realizzato da
Fondazione “Microcredito e Sviluppo”
Via San Giovanni Bosco n. 36, 95041 Caltagirone
Tel/fax 0933-24684 e-mail microcreditoesviluppo@virgilio.it
www.fondazionemicrocredito.it

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“Ciascuno di noi ha un potenziale illimitato, e può influenzare la vita degli altri all’interno delle comunità e delle nazioni, nei limiti e oltre della propria esistenza (Yunus il banchiere dei poveri 1998).
Le politiche di sviluppo, nell’attuale condizione di crisi dell’intera economia mondiale, sono sottoposti a nuovi e più stringenti vincoli non solo di carattere economico ma anche di visione strategica della società e dei rapporti di comunity care.
Il crescente passivo dei bilanci statali, la riduzione dei trasferimenti agli Enti locali e delle risorse disponibili per le politiche di coesione ed inclusione socio-lavorativa, rende ancora più urgente la costruzione di modalità d’uso efficienti delle minori risorse
disponibili, oltre che una loro riqualificazione. L’esperienza del progetto “Il lavoro che include” ha fornito notevoli spunti di riflessione e di analisi sull’inserimento socio lavorativo di soggetti in condizione di svantaggio e indicato le prospettive future per l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani, donne, immigrati, disabili individuando come strumenti specifici: il microcredito, le borse lavoro, i tirocini formativi, la cooperazione ed il metodo IPS. L’elemento di assoluta innovazione è stato, infatti, rappresentato dal fatto che le azioni hanno rispettato le attitudini e la dignità umana delle persone coinvolte, in quanto sono state abbandonate le dinamiche assistenzialiste, valorizzando le potenzialità offerte dai contesti locali e migliorando le capacità di coloro che vi hanno avuto accesso. Si è trattato di azioni tese al riconoscimento delle persone e dei loro contesti di vita, che sono stati riabilitati dentro lo spazio delle istituzioni, percepite non nella loro lontananza e neutralità bensì nel valore di prossimità e di coinvolgenza.
Questo nuovo approccio ha messo la persona al centro dell’azione, trasformandola da utente passivo in persona attiva che diviene una risorsa per l’intera comunità.

 


REPORT FORUM NAZIONALE ANNUALE SUL PROGETTO DI VISITING NELLE COMUNITA’ RESIDENZIALI ITALIANE

ROMA, 28 GIUGNO 2014

Programma della giornata
- h. 10 introduzione di Marta Vigorelli e Marino De Crescente con commenti sull’esperienza di Visiting di tutti i presenti
- h. 12.00-13.00 presentazione dell’esperienza di Visiting delle Ct siciliane
- h.13.00-14.30 pranzo conviviale
- h.14.30 – 16.30 presentazione dei risultati delle Visite del Centro e del Nord Italia con i punti di forza (area con punteggi massimi) e di criticità (aree con punteggi minimi) emersi per ciascuna terna. Proposte di modifica o di aggiunta di eventuali Item ai Manuali

Partecipanti
Marta Vigorelli – presidente Mito e realtà
Terna del Nord
Giorgia Napolitano- c.t. Rosa dei Venti
Terne del Centro Italia
Edith Stein,Il Poggio, Passaggi, Agatos, Gnosis, Urbania
Altre c.t.
Eimì, Casetta Rossa
Team di ricerca siciliano
C. Guarnacccia
A.Barbagallo

Introduzione
Il progetto di Visiting nasce dai contatti intercorsi dagli anni ’90 con le CT Francesi e Inglesi, in particolare con il Community of Communities, che applica alle comunità un sistema di verifica tra pari. Funge da modello per il Visiting italiano, pur mantenendo delle differenze, come l’enfasi sulla dimensione esperienziale, il minor costo economico per la partecipazione all’esperienza e l’incidenza della valutazione. Infatti in Inghilterra i risultati del Visiting (molto costoso) impattano sull’accreditamento e la ricezione dei fondi statali.
Questa esperienza di ricerca e verifica, rispetto ad altri strumenti, è particolarmente adatto alle C.T., perché è isomorfo alla complessità delle comunità stesse, inoltre ne valorizza le singole peculiarità strutturali.
Il Manuale inglese è stato tradotto, integrato con il manuale QUASM e adattato alla cultura italiana aggiungendo items relativi alla famiglia, ad aspetti clinici individuali, al clima terapeutico e alla relazione con i Servizi pubblici.
Il Manuale è ancora in progress, l’opinione di chi lo adotta è importante, perché permette l’evoluzione e il cambiamento del Manuale stesso, la validazione statistica non è ancora avvenuta per non comprometterne la suddetta flessibilità.
I risultati esperienziali del Visiting ne hanno definito l’utilità, declinata anche nel desiderio di conoscersi tra i diversi operatori, che funge da stimolo alla trasformazione e crea rete di confronto, di scambio e di trasmissione di “buone” pratiche. Il confronto si svolge rigorosamente tra pari al fine di eliminare la persecutorietà che caratterizza molti progetti di valutazione e ricerca.
Attualmente in Italia le comunità interessate a questa esperienza stanno aumentando, quindi Mito&Realtà sta preventivando la strutturazione di un corso di formazione per coordinatori esterni.
Inoltre ci si interroga sulle discrepanze tra i risultati dei dati quantitativi e l’impressione soggettiva, qualitativa, degli operatori durante le Visite delle C.T., nettamente superiore; questo sottolinea i limiti della quantificazione.
Emerge la riflessione sull’utilità delle recenti modifiche apportate alla procedura, che difatti prevede un momento di raccoglimento tra i rappresentanti delle delegazioni, per creare una separazione momentanea “tra il dentro e il fuori” che permette un’analisi più approfondita. La procedura che scandisce la giornata negli ultimi tre anni è diventata più rigorosa e questo ha aumentato la produttività del Visiting stesso.

Dibattito
Le problematiche comuni a tutte le comunità, emerse dai progetti di Visiting, sono le seguenti:
- difficoltà nell’estendere la partecipazione a tutte le componenti, come il gruppo famiglia e il gruppo pazienti. Solo il team siciliano ad oggi riesce a includere tutti
- la partecipazione del responsabile, che nelle C.T. private è anche il proprietario, è probabile che in molti casi riduca la comunicazione sincera delle criticità
- il Vivacom non tocca il tema della leadership, Mito&Realtà ha costruito uno strumento apposito per indagarne lo stile, insieme alla capacità di lavoro in gruppo e al clima emotivo, ovvero il Community Fonctionning Questionnaire-Image CFQ-28i (vedi sito www.mitoerealta.org)
- il tempo, spesso condensato, non permette l’approfondimento di tutti gli aspetti delle aree indagate
- la difficoltà di coinvolgimento delle C.T. pubbliche nel processo, che invece sarebbe utile per avviare un confronto stimolante tra realtà diverse. Inoltre, se il Visiting resta confinato alle strutture private, rischia di diventare un satellite isolato. La Dottoressa Vigorelli ricorda che nella terna del Nord hanno presenziato ben due C.T. pubbliche, comunità che hanno assimilato una cultura psicodinamica attraverso una lunga formazione e capi Dipartimento che ne hanno sollecitato la diffusione.
In relazione ai suddetti problemi viene notato quanto segue.

In assenza del leader durante il Visiting non si può eliminare il suo “fantasma”. Nelle C.T. inglesi la risoluzione ha comportato la suddivisione del processo in diversi step successivi: incontri tra ospiti, incontri tra operatori, incontri tra ospiti e operatori insieme e infine l’incontro con il responsabile. Questo permette che tutti abbiano il giusto spazio d’espressione.
Il team dei siciliani invita puntualmente il leader solo nella fondazione della terna, per lasciare poi la massima libertà di espressione e movimento agli operatori.

Spesso le famiglie non sono state invitate a partecipare al Visiting, anche perché nel modello inglese non sono comprese, ma la cultura di riferimento è molto diversa e quindi anche le esigenze. Le Dottoresse Guarnaccia e Barbagallo sottolineano che l’introduzione delle famiglie nel processo di valutazione, ha dato un valore aggiunto molto positivo alla loro esperienza.

Nelle terne del corrente anno è emersa significativamente la permeabilità delle C.T. ai luoghi in cui sono locate, infatti prendono spunto dalle caratteristiche ecologiche della realtà in cui sono insediate per strutturare la propria identità.

In riferimento alla problematica delle tempistiche, il team siciliano fa perdurare la giornata di Visiting fino alle 19:00, questo amplifica le probabilità di approfondire i temi. Al contrario nelle terne del nord e centro la conclusione è avvenuta alle 17:30, e alle 15:00 nelle C.T. per adolescenti. La conclusione precoce è stata effettivamente un limite percepito, ma risulta organizzativamente molto complesso aggiungere ore all’esperienza. In relazione al tempo viene riportata la necessità, sostenuta da alcune C.T., di strutturare la giornata anche in funzione dell’importante presenza degli ospiti, che hanno esigenze differenti.

In merito all’assenza delle C.T. pubbliche, si evidenzia la necessità di mapparle e contattarle.

Vengono sottolineati anche molti aspetti positivi del Visiting, quali:
- Incentiva la riflessione e la responsabilizzazione degli operatori
- struttura una rete che perdura inserendo le comunità in un sistema più ampio
- fa nascere momenti di approfondimento sulle tematiche emerse nella discussione con la realizzazione di 2 tavole rotonde nel 2012, (Psicoterapia dentro o fuori la CT) 2013 (Eros e sessualità)
- Apre alla conoscenza e allo scambio di nuovi strumenti diagnostici e di monitoraggio del processo terapeutico (vedi sito)
- la dinamicità costante: il Visiting adotta un manuale in progress, non rigido e fisso, quindi il progetto assume una flessibilità capace di adattarsi alle peculiarità delle C.T., per coglierne chiaramente i processi di cura.
Le caratteristiche principali che determinano il valore del Visiting sono sia l’affrontare in modo collettivo (operatori e delegati insieme) molti passaggi che promuovono riflessioni e la promozione di un processo democratico. La democrazia è insita nello scambio tra pari, i ruoli vengono messi da parte. E’ un modello di valutazione circolare e dinamico, diverso dai molti processi di verifica calati dall’alto che già esistono.

Proposte
Per dare continuità al Visiting si suppone di introdurre le etichette di certificazione “bronzo, argento e oro” da apporre sul sito e sulla documentazione con l’anno di acquisizione, che vengono elargite in seguito al raggiungimento degli obiettivi annuali esplicitati a fine Visiting. Dall’anno prossimo gli obiettivi dovranno essere 5, legati a 5 indicatori fondamentali dei Manuali risultati come critici e scelti in base alla verificabilità.
Il team siciliano sta mettendo a punto una procedura condivisa per la trasmissione formalizzata della “buona pratica”. Gli operatori sono tenuti a trasformare i propri punti di forza in protocolli, per farli avere alle C.T. che hanno difficoltà in quell’aspetto, al fine di promuovere lo scambio e l’insegnamento reciproco strutturato.

Il team siciliano presenta il proprio modello
Il team presentato da Agata Barbagallo e Cinzia Guarnaccia, è nato dalla collaborazione tra l’Università di Palermo, Il laboratorio di Gruppo Analisi e Mito&Realtà, riesce a includere familiari, utenti e la residenzialità leggera. Ha declinato il Manuale in modo tale che incontri le esigenze dei diversi partecipanti (Utefam, Vivafam e Vivagrap). Per svolgere il lavoro ha creato un coordinamento con responsabilità diverse e suddivise tra i membri. Utilizzano diversi strumenti per integrare le informazioni, tra cui GAS-SET, che invita a ragionare su variabili terapeutiche, e il Questionario di orientamento alla Recovery.
Per selezionare le terne, scelte preferibilmente tra territori distanti per creare maggiore confronto, viene organizzata una giornata di lancio del processo, in cui vengono illustrate tutte le fasi ai responsabili e ai proprietari delle diverse comunità invitate. Per il 2014 i tempi si sono rallentati per l’emergere di problemi istituzionali che hanno coinvolto la Sanità della regione Sicilia e che mettono a rischio i finanziamenti alle comunità residenziali.
Ricordano le difficoltà rinvenute nella somministrazione del Manuale online: ha avuto un esito negativo.
Illustrano un recente cambiamento nell’analisi dei dati: i punteggi sono espressi in percentili e non più con le sole medie; i percentili vengono restituiti alle terne durante il forum finale e su di essi si definiscono gli obiettivi.
Presentazione c.t. centro e nord
La terna sembra essere la giusta unità di analisi, perché permette la non collusione e la non simbiosi. Vengono presentati i punteggi di due terne: Terna Nord Adulti: Villa Gatta, Badile, Orizzonti; Terna Nord Adolescenti: Artelier, Piccola Stella, Rosa dei Venti; Terna Centro Adulti: Agatos, Gnosis, Urbania, Terna Centro Adulti: Passaggi, Edith Stein, il Poggio.
Osservando i risultati si evince che i punti più critici tra le comunità osservate sono il rapporto con i Servizi Pubblici, spesso discontinuo o conflittuale, e la ricerca.
Relativamente ai Servizi, la responsabilità non ricade integralmente sulle comunità, che però possono impegnarsi nella sollecitazione delle comunicazioni.
Sulla ricerca, una possibile risoluzione, potrebbe consistere nel creare e rafforzare un legame con le università, aprendosi così a progetti di tesi sperimentali.
I punti di forza rilevati all’unanimità sono quelli relativi al Clima e confort ambientale, alla relazione tra operatori e ospiti e l’attenzione costante al processo di cura sia individuale che gruppale.

Proposte di modifica degli items
SCIA
- Aggiungere lo spazio per le note
- Aggiungere la possibilità di esprimere i punteggi 8 (requisito con cui non si concorda) e 9 (requisito non pertinente)
VIVACOM
- Item 3.1, al posto di “tutti”, scrivere “l’equipe contribuisce a creare un clima sensoriale, emotivo e relazionale sicuro nella vita quotidiana”
- Aggiungere un nuovo item nell’area 3 relativo alla condivisione del pasto tra operatori e pazienti, come è già presente nello SCIA
- Sottolineare ulteriormente il tema del rispetto per i pazienti in relazione al gruppo degli operatori, senza colpevolizzarlo, ad esempio: “tutti gli operatori sono messi nelle condizioni di rispettare pienamente gli ospiti”
- Evidenziare la presenza dell’anagrafica da compilare
ENTRAMBI GLI STRUMENTI
- Aggiungere un item relativo al dopo CT, per esempio: “E’ prevista una verifica successiva delle condizioni del paziente”
- Esplicitare la possibilità di rifiutare un ingresso
- Aggiungere un item sull’eventuale presenza di strumenti informatici.


The Mental Health Europe Bucharest Manifesto “Beyond the bio-medical paradigm of DSM and ICD diagnostic systems”

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Neuroscienza sociale come una scienza base ideale per la psichiatria

di Mario Maj
Dipartimento di Psichiatria Università di Napoli SUN Napoli, Italia

Traduzione di Michele Lauria

Editorial  “Social neuroscience as an ideal basic science for psychiatry” di Mario Maj Editor

della rivista Official journal of the World Psichiatric Association (WPA) June 2014

E’ stato spesso affermato che noi esseri umani viviamo “in due mondi” un mondo di cause fisiche e biologiche al quale appartiene anche il nostro cervello e un mondo di significati, simboli, contesti discorsivi e relazioni interpersonali.
Ciascuno di questi mondi ha i propri processi e le proprie leggi, che possono essere studiati separatamente e sono stati studiati separatamente per vari secoli. Da un lato, c’è il dominio delle neuroscienze, nel quale il cervello è stato frequentemente studiato come una “macchina biologica”, isolato dalle influenze sociali. Dall’altro lato c’è il dominio delle scienze sociali, nel quale il mondo delle relazioni umane è stato di solito esplorato ignorando i processi del cervello, come se fossero totalmente irrilevanti.
La psichiatria e in generale la questione dei disordini mentali sono stati messi in mezzo da questo dualismo. Le visioni psicosociali e neurobiologiche dei disordini mentali si sono confrontati l’un l’altro per molte decadi, non solo nella letteratura scientifica e profana, ma anche nella percezione di persone con quei disordini, che spesso concettualizzano i loro problemi in o essenzialmente biologici o in termini essenzialmente psicosociali. La specificità della perizia psichiatrica e il bisogno di un linguaggio e discorso psicopatologico specifico sono stati spesso messi in discussione e la psichiatria è stata messa in guardia in maniera ricorrente sia dal diventare una “neuroscienza clinica”, rimpiazzando la psicopatologia descrittiva dalle misure comportamentali e neurobiologiche, perché i disordini mentali sono ovviamente “malattie del cervello”, che dall’adottare un paradigma psicosociale, concettualizzando disordini mentali in termini di responsi comprensibili per avversare situazioni ambientali o relazioni interpersonali problematiche.
Che i due su menzionati mondi esistono, che essi possono essere studiati separatamente, e che essi non possono essere ridotti l’un l’altro, o pienamente spiegati l’uno attraverso i concetti che sono specifici per l’altro, non sembrano esserci dubbi. Ma che essi siano indipendenti l’uno dall’altro appare oggi non plausibile. L’esistenza del mondo dei significati, simboli e relazioni interpersonali nelle quali noi esseri umani siamo immersi è reso possibile solo dalla complessità del nostro cervello.
I processi del cervello coinvolti nell’implementazione di vari aspetti del comportamento sociale (per esempio, la generazione e la ricezione di segnali sociali facciali e non facciali; la percezione e la comprensione di affermazioni mentali di altri; l’auto-regolazione delle emozioni in contesti sociali; lo sviluppo e il mantenimento di legami sociali) adesso si stanno spiegando. Inoltre, adesso è chiaro che non solo il danneggiamento cerebrale o la disfunzione può inficiare il comportamento sociale, ma esperienze sociali precoci possono inficiare lo sviluppo, la struttura e il funzionamento del cervello, e quindi, condizionare il responso susseguente dell’individuo rispetto a eventi sociali.
Molti disordini mentali emergono più probabilmente da un interscambio dinamico tra i su menzionati “due mondi”, cosicché non solo né le disfunzioni neurali né le relazioni interpersonali problematiche possono pienamente “spiegare” quei disordini, ma anche identificare ciò che è “primario” e ciò che è “secondario” può essere spesso un esercizio inutile e fuorviante.
Questo è il motivo per cui l’area interdisciplinare della neuroscienza sociale è di tale importanza e interesse per la psichiatria, essendo la “scienza base” che più si avvicina alla natura integrativa della psichiatria come disciplina clinica. E questo è il motivo per cui per secoli c’è stato un disprezzo reciproco e talvolta un confronto polemico tra neuroscienze e scienze sociali e che una volta applicata alla psichiatria ciò può diventare adesso un’interazione fruttuosa, che genera modelli nuovi e strumenti di ricerca così come nuovi fenotipi intermedi, e che possibilmente contribuiscono a superare la stagnazione corrente nello sviluppo di interventi psichiatrici nuovi.
Noi esseri umani siamo “soggetti organizzati”, cioè il nostro esistente come oggetti (o corpi, che includono cervelli) in un mondo fisico e come soggetti in un mondo interpersonale sono inestrinsecabilmente interconnessi. Di conseguenza i disordini mentali richiedono una cornice di ricerca interdisciplinare (esemplificata dalla neuroscienza sociale) e un’esperienza clinica integrativa (fornita dalla psichiatria).
Il fatto che noi siamo “soggetti organizzati” è ovviamente rilevante non solo per la psichiatria, ma per tutta la medicina. Le malattie fisiche, anche se inequivocabilmente collocate nel corpo, possono spesso avere una componente interpersonale nella loro determinazione, nelle manifestazioni e nel decorso. Questa componente può aver bisogno di essere riconosciuta in certificazioni (valutazioni) cliniche, presa in considerazione nella gestione (così come nell’interpretazione del responso del trattamento) ed esplorata attraverso la ricerca informata dalla neuroscienza sociale (cioè la rivalutazione di eventi emozionali avversi in persone con malattie cardiovascolari).
In questa luce, la psichiatria può cessare di rappresentare una ”eccezione” nel reame della medicina, e diventare anche un “modello” su cui riflettere e da cui imparare.


Lezione di vita di Muhammad Yunus a Montecitorio – Il microcredito e il business sociale al centro dell’agenda politica in tutto il mondo

MEXICO-BANGLADESH-YUNOS-LECTURE

“Le banche sono di proprietà dei ricchi, ed io ho reso proprietarie della mia banca donne povere” . Sono le parole di Muhammad Yunus, padre del microcredito, a Montecitorio, che ha tenuto una lectio magistralis sul tema “Social business: soluzioni sostenibili alle sfide sociali più pressanti“

Yunus ha parlato di social business, di come ha cambiato la vita a milioni di persone povere, trasformandole in soggetti capaci di costruirsi un futuro. Yunus ha fondato, nel 1977, la Grameen Bank che pratica il microcredito senza garanzie e che ha concesso prestiti, prima nel Bangladesh e poi in tanti altri Paesi, ad otto milioni e mezzo di persone, molte delle quali non sapevano leggere né scrivere.

Muhammad Yunus è nato nel 1940 a Chittagong, principale porto mercantile del Bengala. Si è laureato in Economia, ha insegnato all’Università di Boulder, Colorado, e alla Vanderbilt University di Nashville, Tennessee. Ha poi diretto il dipartimento di Economia dell’Università di Chittagong. Yunus ha ricevuto la laurea honoris causa dell’Università di Firenze nel 2004. “La povertà è la negazione di tutti i diritti umani, è una minaccia per la pace” ha detto l’economista quando nel 2006 ha vinto il premio Nobel per la pace.

 


INTERNATIONAL NETWORK OF DEMOCRATIC THERAPEUTIC COMMUNITIES Meeting of the Advisory Panel held on 20st June 2014 Matera, Italy

Present
John Gale – in the Chair
Raffaele Barone
Marino De Crescente
Simone Bruschetta
Sladjana Štrkalj Ivezić

Also present
Rex Haigh
Alberto Fergusson
Lili Valk¢
Nesha Kelly
Hiroko Sakate
Laura Porry Pastorel

Apologies
Natalie Scofield
Josè Mannu
Luca Mingarelli
Vesna Švab
Dóra Lőrik
Dimitris Moschonas
Terry Saftis
Zsolt Zalka
Yoo Mee

1 Minutes
The minutes of the Advisory Panel meeting held on were accepted as a true record.

2 Matters arising
We need to follow up the action points which were raised in the last meeting.

3 News from the regions
UK
We are planning to start a local INDTC group in London in July 2014. Prof Gary Winship (Institute for Mental Health, Nottingham University), Dr Chris Nicholson (Course Director, Centre for Psychoanalytic Studies, Essex University), Bill McGowan (Senior Lecturer, University of Brighton), Dr Jo Stubley (Adult Lead, Tavistock Centre) and Piero Moliterni (Research Assistant, Cassel Hospital) have agreed to form the committee. For the time being Terry is convening the group but as he is leaving CHT we will need to appoint a successor.

Italy
Rafaelle and Simone are cooperating with Rex Haigh on an experiential training programme in Sicily. They hope to start a local INDTC group in Sicily soon.

Marino had organised the first local INDTC group in Rome. It was held at the Comunità Casetta Rossa on 31st May, and was very successful, and Laura was able to join them. The committee was made up of 10 participates who were mainly psychiatrists and they have planned exchange workshops with the London group to be held in Rome on 29th November 2014 and in May 2015 in London. Rex Haigh and Mike Goodwin, a Lacanian analyst and former Wing Therapist at HMP Grendon have agree to speak at the November meeting. John thanked Marino for all the hard work he had put in to make this first meeting such a success.

Hungary
Lilli – who was present as Zsolt’s representative – informed the committee that Thalassa Haz plan to hold a workshop, although the details have not been decided. When the details have been decided, Lilli will send the information to us.

Mexico
The local group in Mexico, which we hope to pilot this year, is in progress but has been delayed due to changes in personnel at CHT. The convenor, Maria Teresa Albarràn is a Lacanian analyst and teaches at one of the universities in Mexico. Laura is providing administrative support to Maria.

Alberto Fergusson kindly offered to promote INDTC among his South American contacts.

Japan
Rafaelle had visited Kyoto and Hiroko had managed to arrange a meeting for him with a number of leading clinical psychologists and psychiatrists. They showed strong interests in therapeutic communities. A video was made of one of the meetings and this has been posted on the INDTC website.

CHT will host some visitors from Japan in September.

Other countries
CHT has had a steady flow of international visitors and internships from Japan, South Korea, and Singapore.

Action: Laura to follow up the regional group in Greece.

4 Membership
1,025 members have now joined INDTC either through the INDTC website or the INDTC Linkedin group. The members are from 64 counties.
5 Website
The website was discussed and the following was agreed:

• The website needs more papers to be submitted; especially sharing papers and information from informal young members– all panel members will work on this.
• The news about local groups will be uploaded.
• All to encourage new members to sign up to the website
• Lili said some functions on the website did not work properly and Hiroko agreed to follow this up.
Action: Hiroko to contact the web designer to fix the problems on INDTC website.

Any Other Business
The papers from the 1st INDTC conference, which was held in Rome last November, has been published as a special edition of the European Journal of Psychotherapy and Counselling.

Next meeting:
We have two opportunities for the next panel meeting. One is to hold it at a workshop /conference organised by Sladjana at Zagreb in December and the other one is to link it to the first conference at Casa de Alba Portugal taking place on the 7th of November 2014.

After some discussion it was agreed that Hiroko would send round an email to all Advisory Panel members to see which would be most likely to maximise attendance.

Hiroko Sakate: 27th June 2014


Il presente e il futuro dell’intervento di Psicoanalisi Multifamiliare in Italia

immagine facebookIntervista con Andrea Narracci
di Orsola Ranieri

dal Sito e Journal di Psicologia di Gruppo- Site and Journal of Group Psychology

Domanda. Dott. Narracci, Lei è fautore da molti anni, dell’applicazione ed affermazione dei Gruppi di Psicoanalisi Multifamiliare di J. G. Badaracco, nel contesto di diversi Servizi Psichiatrici Italiani. In alcuni di essi, il GPMF risulta essere una pratica consolidata, per altri invece rappresenta una modalità di intervento del tutto nuova. Cosa ne ostacola ancora una diffusione più vasta?

Andrea Narracci.García Badaracco diceva una cosa molto precisa in merito, diceva che in Italia c’era un terreno favorevole alla nascita e alla diffusione di questa esperienza. Lui era molto appassionato al lavoro di Basaglia riguardante la chiusura dei manicomi, e intendeva dire che qui c’erano le condizioni, forse di più che in altri paesi, di poter iniziare ad affrontare la problematica della gestione della malattia mentale grave; questo si sarebbe potuto fare in Italia utilizzando i gruppi di Psicoanalisi Multifamiliare più che in altri paesi. Io credo che in Italia ci sia un livello di consapevolezza della difficoltà di intervenire nei confronti della malattia mentale grave che probabilmente in altri paesi, in cui un’esperienza come quella del superamento dei manicomi non c’è stata, può non esserci. Questo non è però sufficiente perché questo intervento seguita ad incontrare molte difficoltà nella sua possibilità di affermarsi. Sicuramente è un intervento che si colloca in una posizione molto diversa di quella di altre metodologie di lavoro specie della psichiatria tradizionale nella quale l’impostazione di fondo considera il paziente il solo portatore di malattia. Evidentemente l’atteggiamento della psichiatria tradizionale è diverso da quello della Psicoanalisi Multifamiliare. La Psicoanalisi Multifamiliare immagina e prevede un coinvolgimento diretto e attivo dei familiari a tutte le ipotesi di collaborazione, una maggiore comprensione e volontà di approfondimento della situazione nella quale si trovano ma soprattutto la partecipazione attiva a tutti i processi di modificazione della situazione. In questa prospettiva la famiglia non è un’antenna sensibile o una sorta di propaggine del servizio che tiene sottocontrollo, un po’ come la intende la metodologia della psichiatria psicoeducazionale. Con la Psicoanalisi Multifamiliare viene rimesso completamente in discussione il ruolo dei familiari non tanto per insistere sulle interdipendenze, che è relativamente importante, quanto arrivare a considerare i familiari come assolutamente necessari per qualsiasi modificazione dell’assetto che perpetua lo stato di patologia e che la ripropone sempre in azione.

Domanda. Potrebbe dire qualcosa in più, rispetto lo scenario clinico entro cui l’intervento multifamilare va assumendo sempre più una posizione di rilievo tra le pratiche attuate nei Servizi che si occupano di pazienti gravi? 

Andrea Narracci.Ho l’ impressione che ci sia stato stato per lungo tempo, e c’è tuttora, il trascinarsi di una situazione di confusione, perché già intervento multifamiliare, detto così si presta ad essere confondente. Ci sono stati e ci sono molti gruppi multifamiliari, per esempio soltanto con genitori, che sono comunque utili ma molto diversi dall’intervento che prevede nello stesso gruppo la presenza di genitori e pazienti insieme, per un motivo molto semplice: avendo soltanto i genitori dobbiamo lavorare sulla rappresentazione che i genitori hanno della situazione nella quale si trovano e generalmente le rappresentazioni dei genitori sono scarse tanto quanto quelle dei pazienti. È vero che confrontarsi tra appartenenti a nuclei diversi è comunque utile, però rimane l’aspetto della separatezza della classe dei genitori e della classe dei figli patologici e c’è il rischio di rimanere inevitabilmente all’interno di un modo di vedere le cose che non è diverso da quello che dicevo prima della psichiatria tradizionale in cui ci sono i sani: i curanti, e i familiari da una parte, e i pazienti dall’altra. La principale rivoluzione che propone l’istituzione di un Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare all’interno di un servizio, è quella di rimettere in discussione questa situazione così chiaramente definita. In un gruppo di PM pazienti, genitori o familiari, in genere, e operatori entrano in gioco tutti e tre, la discriminante tra sano e malato si riduce notevolmente, è come se ognuno fosse un esperto in grado di intervenire, anzi molte volte quello che riesce a dire un paziente o un familiare è più illuminante di ciò che dice un operatore. Credo che questo sia molto importante, è come se noi acquisissimo o potessimo acquisire tutta una serie di energie che abitualmente, viceversa, non sono facilmente utilizzabili. Da un lato per quanto riguarda l’intervento sui pazienti e sui genitori, dall’altro per quanto riguarda gli operatori. La partecipazione a un gruppo permette agli operatori di condividere con altri operatori dello stesso tipo di professionalità o di professionalità diverse, e anche ad operatori che lavorano in servizi diversi, di cominciare ad assumere un atteggiamento nei confronti del disturbo più simile, una sorta di minimo comune denominatore. Dal mio punto di vista questo è un aspetto estremamente importante rispetto alla capacità della creazione di una cultura dell’intervento tra operatori, di formazione diversa all’interno dello stesso servizio, e operatori appartenenti anche a servizi diversi che si trovano a collaborare sul percorso terapeutico che riguarda un unico paziente. Questo è un elemento particolarmente importante per quanto riguarda oggi il ruolo che sta assumendo l’intervento multifamiliare nello scenario clinico italiano. È importante che ci sia un livello di sensibilizzazione dei familiari da una parte, e degli operatori dall’altra, che seguitino cioè ad esistere interventi soltanto sui genitori, ma è molto più importante, secondo me, anche  riuscire a costruire interventi di PM all’interno dei vari servizi in cui si articola un intervento nei confronti della patologia psicotica, soprattutto di quella emergente. Stiamo vedendo che se si riesce a costituire un’ impostazione condivisa nella presa in considerazione del problema, nella sua messa a fuoco e nella formulazione di un progetto, potrebbe essere possibile mettere a disposizione nel più breve tempo possibile del paziente nella fase emergente del suo disagio e dei suoi familiari, un intervento che riesca ad evolvere il più rapidamente possibile usando tutte le potenzialità presenti all’interno di un Dipartimento (perché generalmente vengono utilizzate in modo diradato nel tempo). Avere un gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare sia nel SPDC, sia nella comunità terapeutica per giovani, sia nel Centro di Salute Mentale o del servizio di psicoterapia per giovani, questo può diventare fondamentale rispetto all’obiettivo da raggiungere.
Il servizio di cura del disagio mentale viene da una situazione in cui nei primi cinque anni, a partire dalla crisi, il paziente è seguito in ospedale o privatamente; poi dopo cinque anni torna di nuovo al Centro di Salute Mentale che magari l’aveva inviato la prima volta in ospedale ma di cui ne aveva perso le tracce; poi staziona altri cinque anni nel CSM, poi viene inviato al Centro Diurno, dove rimane altri cinque anni; poi quando non si sa più che fare an cheal Centro Diurno si manda cinque anni in Comunità e insomma questo è un disastro, diciamo la verità. Noi dobbiamo costruire rapidamente, in alcuni mesi, per tutti i casi nuovi o nel caso in cui si ripetano crisi per casi di giovane età, un progetto che utilizzi in una forma armonica tutte le capacità e le parti di cui è composto un Dipartimento di Salute Mentale. È chiaro che un intervento durerà molto tempo, però è molto importante che un paziente dall’ospedale, arrivi direttamente, se possibile, nella comunità per giovani, che insieme sia messa in allerta l’unità di psicoterapia per i giovani oltre che il centro di salute mentale e che questi quattro servizi formulino un progetto che poi si articolerà utilizzando, come detto, in primo luogo, la Comunità ad Alta Intensità Terapeutica, che è il luogo della formulazione del progetto a lungo termine; successivamente il paziente sarà seguito a casa e presso il CSM o sarà inviato in una Comunità Terapeutica Estensiva; in entrambi questi casi, l’intervento sarà coadiuvato con quello dell’Unità di psicoterapia per giovani e dal Centro Diurno, dalla Riabilitazione Diffusa sul territorio più, nel caso lo si ritenga opportuno, dalle Case famiglia e/ dai Gruppi Appartmaneto, cioè da tutta l’area riabilitativa. Intendo dire che mi sembra importante che tutte le potenzialità del Dipartimento siano tenute a mente dagli operatori quando formulano il progetto e non che si assista alla messa a disposizione delle capacità dei vari servizi nel corso degli anni, giungendo prima alla cronicizzazione e poi all’utilizzazione eventuale di un altro servizio: questo modo di lavorare è da modificare.

Domanda. Dott. Narracci con riferimento alla sua esperienza personale, quali sono stati i limiti, le difficoltà, e le possibilità incontrate nel realizzare la complessa impresa di introdurre l’utilità e il valore del Gruppo di Psiconalisi Multifamiliare, nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura?

Andrea Narracci. All’inizio questa esperienza è stata particolarmente dura, in primo luogo perché i pazienti raramente erano affiancati dai familiari durante la degenza e, per questo, risultava abbastanza difficile creare un vero e proprio Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare; infatti spesso sembrava essere un gruppo per soli pazienti. Il gruppo è poi entrato lentamente nella “cultura” del Reparto, vedendo una crescente partecipazione dei genitori e dei familiari; infatti ad oggi, dopo un anno e mezzo dalla sua introduzione, il GPMF in SPDC ha una vera configurazione multifamiliare di accezione badaracchiana. In secondo luogo il coinvolgimento degli operatori del Servizio di Diagnosi e Cura è tuttora parziale: un paio di medici di ruolo partecipano, partecipa qualche specializzando poi ci sono alcune frequentatrici psicologhe in tirocinio, cominciano ad essere presenti alcune infermiere (alcune quando sono in turno partecipano regolarmente), però la direzione del Reparto, gli altri medici di ruolo, la maggior parte degli infermieri e il Coordinatore degli infermieri  non partecipano, anche se quest’ultimo una volta è venuto e si è dichiarato entusiasta dell’istituzione del gruppo. Questo secondo me è un po’ il limite di questa esperienza perché dal punto di vista della gestione dei pazienti, rispetto al discorso che facevo prima. Io credo che un paziente giovane, come, per esempio, uno che è stato ricoverato alla sua terza crisi dopo praticamente il terzo anno che stava male, eppure ancora giovanissimo, invece che andare in clinica dopo il terzo ricovero, sia stato tenuto dal SPDC e in seguito si sia riusciti a fare un progetto, il paziente sia stato inviato nella comunità per giovani adulti oltre che risegnalato al CSM, beh credo che questo sia un risultato. È chiaro che il SPDC è un momento estremamente importante, perché cura l’aspetto della crisi, che è uno dei concetti fondamentali della Psicoanalisi Multifamiliare: l’idea che nella crisi oltre ad esserci molta sofferenza, molta malattia, ci sia anche un po’ di sanità, come diceva García Badaracco, cioè che sia un tentativo disperato di rompere un equilibrio patologico che è quello nel quale il paziente vive prima della crisi e torna a vivere nei periodi intercritici. Quindi è come se fosse il tentativo di rompere l’assetto basato sull’esistenza delle interdipendenze patologiche e patogene. Il paziente è una persona che non è mai stata in grado di differenziarsi, di vivere un processo di maturazione e sviluppo personale, ma è vissuto all’interno di una relazione che lo ha plasmato e che gli ha chiesto di essere qualcosa che generalmente non corrisponde esattamente a quello che il paziente sente di essere, aspetto che in qualche modo emerge nelle crisi. Quindi è come se la crisi costituisse il momento in cui si aprono spiragli di osservazione di una situazione contraddittoria. È fondamentale cominciare a considerare la crisi anche come un modo utilizzato dalla persona che soffre per cambiare la situazione nella quale sta, per cercarne una nuova esterna ma soprattutto interna. Lavorare sulle crisi è un lavoro fondamentale e, infatti, lavorare nel SPDC può costituire una possibilità di questo tipo; se gli operatori cominciano ad essere convinti di questo allora non tenderanno ad inviare il paziente dall’ospedale alla clinica privata, non lavoreranno per tornare a seguire il paziente nell’ambulatorio dell’ospedale o lo invieranno a un percorso privato che porta ad un lavoro diacronico, ad un’utilizzazione diacronica nel tempo delle possibilità di aiuto che può avere il DSM. Sensibilizzare gli operatori su questo aspetto, concettualizzando la crisi anche come un momento di sviluppo e comunque di elaborazione possibile del paziente e dei familiari, potrebbe portare ad immaginare un percorso terapeutico diverso dal solito. Io credo che con il GPMF si può fare un enorme passo avanti nel modo in cui si interpreta la crisi e soprattutto nel modo in cui si può uscire dalla crisi, tirando fuori degli elementi che riescano a dare un senso alla crisi, che siano in grado di fornire al paziente da una parte e ai familiari dall’altra l’indicazione per un progetto terapeutico quindi per una strada che li porti in una direzione di cura, che evidentemente non esclude l’intervento farmacologico e quant’altro. Continue reading “Il presente e il futuro dell’intervento di Psicoanalisi Multifamiliare in Italia” »


Forum: l’esperienza delle CT Siciliane (progetto Visiting 2014)

Secondo Forum Nazionale Visiting 2014   Roma 28.06.14

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NUOVE OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI E IL LAVORO. 1. PIANO GIOVANI SICILIA

La Regione Siciliana in collaborazione con Italia Lavoro ha destinato 19.250.000 euro per l’avviamento di percorsi di tirocinio per giovani disoccupati/inoccupati, diplomati o in possesso di una qualifica professionale, residenti in Sicilia da almeno 24 mesi, di età compresa tra i 25 e i 35 anni non compiuti, che siano inoccupati/disoccupati da almeno 6 mesi.
L’iniziativa promuove 2000 percorsi di tirocinio formativo e di orientamento, di inserimento o reinserimento lavorativo, con la concessione al tirocinante di una borsa di tirocinio, a titolo di indennità di partecipazione.
I percorsi di tirocinio avranno una durata di 6 mesi e una borsa di 500 euro lordi mensili per ciascun tirocinante. Nel caso in cui il tirocinio fosse a favore di un soggetto disabile, o di un soggetto richiedente asilo, o di un soggetto titolare di protezione internazionale e umanitaria o di un soggetto in percorso di protezione sociale, la durata dovrà essere di 12 mesi e la borsa di tirocinio di 750 euro mensili lordi (a questi sono riservati 200 posti).
Ai soggetti ospitanti il tirocinio, per l’attività di tutoraggio, è riconosciuta la concessione di un contributo di 250 euro al mese per ogni tirocinante. Nel caso dell’assunzione di un tirocinante, il contributo è quantificato secondo il seguente schema:
• 6.000 euro per ogni giovane assunto con contratto a tempo indeterminato a tempo pieno (7.000 in caso di lavoratore: disabile, soggetto richiedente asilo, soggetto titolare di protezione internazionale e umanitaria, o soggetto in percorso di protezione sociale);
• 4.000 euro per ogni giovane assunto con contratto a tempo indeterminato partime (4.600 in caso di lavoratore: disabile, soggetto richiedente asilo, soggetto titolare di protezione internazionale e umanitaria, o soggetto in percorso di protezione sociale);
• 3.000 euro per ogni giovane assunto con contratto a tempo determinato della durata di almeno 24 mesi (3.600 in caso di lavoratore: disabile, soggetto richiedente asilo, soggetto titolare di protezione internazionale e umanitaria, o soggetto in percorso di protezione sociale);
• 4.700 euro per ogni giovane assunto con un contratto di apprendistato ex art.4 del d.lgs. 167/2011.
Alla conclusione del percorso di tirocinio, Italia lavoro rilascerà al tirocinante un “attestato” di partecipazione, a condizione che il percorso si sia concluso naturalmente e il tirocinante abbia maturato la frequenza di almeno il 70% della durata complessiva prevista.
I tirocini previsti dall’Avviso dovranno concludersi entro il 01/12/2015.
Possono candidasi a ospitare i tirocinanti tutti i soggetti, avente almeno un’unità operativa ubicata sul territorio della regione Siciliana, con forma giuridica disciplinata dal diritto privato.
Sono esclusi gli organismi che, pur rientrando nella classificazione giuridica descritta, sono sottoposti a forme di influenza pubblica tali da poter essere compresi nella casistica di organismi pubblici ai sensi dell’art. 3, comma 26 del D.Lgs.n. 163/2006.
Le aziende possono dal 28/06/2014 presentare la propria candidatura a ospitare giovani in tirocinio. È necessario registrarsi al portale http://www.pianogiovanisicilia.com/ compilando l’apposito form e inserire le informazioni relative al tirocinio offerto per consentire ai giovani di candidarsi.
I giovani possono presentare la propria candidatura ai percorsi di tirocinio offerti dalle aziende dal 14/07/2014 registrandosi al portale http://www.pianogiovanisicilia.com/ e complilando il form di adesione.
L’avviso resterà aperto fino a esaurimento risorse e, comunque, non oltre il 30 novembre 2014, salvo eventuali proroghe.

2. GARANZIA GIOVANI

La gestione del “Piano italiano per la Garanzia Giovani” avviene tramite un Programma Operativo Nazionale (PON), che vede le Regioni agire come Organismi Intermedi, ossia come Autorità di gestione delegate.
L’Italia ha a disposizione 1 miliardo e 513 milioni di euro. La Sicilia 178 milioni di euro. Tutte le risorse dovranno essere impegnate entro Dicembre 2015.
Il Piano focalizza l’intervento preferenzialmente sui NEET (Giovani che non sono in formazione, nè in istruzione, nè lavorano e neanche alla ricerca di lavoro). Si tratta di una platea pari a 1.274.000 soggetti.
La platea di riferimento individuata dalla Raccomandazione del Consiglio Europeo è 15-24 anni.
Per l’Italia: giovani tra i 15 e i 29 anni, residente in Italia – cittadino comunitario o straniero extra UE, regolarmente soggiornante – non impegnato in un’attività lavorativa, né inserito in un corso scolastico o formativo.
Il Ministero sta coinvolgendo le imprese che, attraverso la sottoscrizione di accordi e con il beneficio delle agevolazioni previste nelle diverse Regioni, possono investire sui giovani, offrendo opportunità di lavoro, formazione e auto imprenditorialità.

Contenuti del Piano:
• accoglienza e orientamento: prevede un colloquio individuale con un operatore che individuerà un percorso di inserimento lavorativo personalizzato coerente con le caratteristiche personali, formative e professionali del giovane. In alcuni casi è previsto un secondo colloquio per approfondire le attitudini personali e professionali (orientamento di II livello).
• accompagnamento al lavoro: prevede un supporto nella fase di ingresso nel mercato del lavoro.
• offerta di lavoro, eventualmente accompagnata da un bonus occupazionale per l’impresa.
• offerta di contratto di apprendistato, anche da svolgersi all’estero (l ‘apprendistato è un contratto di lavoro assimilabile a un contratto a tempo indeterminato, finalizzato alla formazione, all’occupazione e al primo inserimento lavorativo. Esistono tre tipologie di apprendistato: apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale; apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere; apprendistato per l’alta formazione e la ricerca).
• tirocinio: permette di fare una vera a propria esperienza in azienda e ha una durata di 6 mesi (12 mesi nei casi di disabili o svantaggiati ai sensi della legge 381/91). Tali limiti di durata possono essere estesi in conformità a quanto previsto dalle Linee Guida nazionali sui tirocini. Esso è finalizzato all’arricchimento delle conoscenze, all’acquisizione di competenze professionali e all’inserimento o reinserimento lavorativo.
• servizio civile retribuito: permette di fare un’esperienza formativa di crescita civica e di partecipazione sociale, operando concretamente all’interno di progetti di solidarietà, cooperazione e assistenza. Il servizio dura 12 mesi e prevede un impegno settimanale di 30 ore circa.
• inserimento o reinserimento in un percorso di Formazione Professionale o Istruzione (è uno strumento fondamentale per acquisire maggiori conoscenze e competenze spendibili nel mercato del lavoro e avvicinare il mondo della scuola a quello delle imprese e del lavoro. E’ possibile intraprendere un percorso di formazione orientato all’inserimento lavorativo o al reinserimento nei percorsi formativi attraverso un sostegno monetario, sotto forma di una borsa di formazione o un voucher, per l’acquisto di servizi specialistici messi a disposizione, ad esempio, da un ente di formazione.)
• formazione a distanza: prevede la possibilità di seguire percorsi di formazione online.
• Sostegno all’autoimprenditorialità: prevede servizi di assistenza nella formazione e stesura del business plan, supporto all’accesso al credito e alla finanziabilità, servizi a sostegno della costituzione dell’impresa, fruizione degli incentivi.
• interventi finalizzati a favorire la mobilità nazionale o in paesi dell’unione Europea: prevede tale mobilità per cercare sbocchi professionali attraverso un voucher che copre i costi di viaggio e alloggio per la durata di sei mesi.

Procedura di iscrizione per i giovani alla “Garanzia Giovani”:
• iscriversi a “Cliclavoro” attraverso la compilazione di un modulo online
• accedere all’area personale del portale “Cliclavoro”
• aderire a “Garanzia Giovani”, selezionando la Regione di appartenenza
• dopo l’adesione, entro 60 giorni, la Regione scelta contatterà l’interessato per indirizzarlo ad uno sportello dei Servizi per l’impiego dove concordare un percorso personalizzato per l’inserimento lavorativo o di formazione professionale
• entro 4 mesi verrà offerta una misura in linea con il profilo dell’interessato
n.b. se un giovane vorrebbe svolgere un tirocinio in un’azienda che già conosce o dove ha svolto già un colloquio conoscitivo dovrà segnalarlo al Centro per l’impiego quando verrà contattato.
Anche le imprese possono iscriversi presso “Cliclavoro”, questo servizio in Sicila è attivo da poco.
Bonus occupazionali per le imprese, agevolazioni per le imprese che assumono:previste diminuzioni del costo del lavoro se attivano un contratto a tempo determinato o in somministrazione per 6-12 mesi, un contratto a tempo determinato o in somministrazione superiore a 12 mesi o un contratto a tempo indeterminato.
Incentivi previsti e modalità di accesso per le aziende:
• Assunzioni a tempo indeterminato: bonus da 1.500 a 6.000 euro, in base al profilo del giovane e alle differenze territoriali. In questo caso il bonus è gestito dall’INPS.
• Assunzioni a tempo determinato o in somministrazione: bonus da 1.500 a 4.000 euro, in base al profilo del giovane e alle differenze territoriali. Anche in questo caso il bonus è gestito dall’INPS.
• Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (I livello): incentivo per l’attivazione del contratto compreso tra i 2.000 e i 3.000 euro, in base all’età. Si accede tramite avviso pubblico regionale o dell’INPS.
• Apprendistato per l’Alta formazione e la Ricerca (III livello): incentivo per l’attivazione del contratto fino a 6.000 euro. Si accede tramite avviso pubblico regionale o dell’INPS.
• Tirocinio: è prevista un’indennità erogata dalla Regione (minimo 300 euro, sulla base della normativa regionale) direttamente al giovane o rimborsata all’azienda, a cui si accede tramite avviso pubblico regionale. In caso di trasformazione in contratto di lavoro, alle aziende è riconosciuto un incentivo da 1.500 a 6.000 euro, la cui erogazione è gestita dall’INPS.
• Auto – imprenditorialità o Auto – impiego: incentivi per la creazione di impresa erogati sottoforma di microcredito. L’accesso avviene tramite partecipazione ad avviso regionale.

3. JOB ACT – LEGGE 78/2014
Favorire il rilancio dell’occupazione, in particolare giovanile, mediante la semplificazione di alcune tipologie contrattuali di lavoro e degli adempimenti a carico delle imprese.
La nuova disciplina dei contratti a tempo determinato
• Il contratto di lavoro a tempo determinato non richiede più la ragione giustificatrice: non è necessaria l’apposizione del termine al contratto di lavoro per ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, come previsto dal precedente decreto legislativo.
• Sono previsti limiti al ricorso di tale tipologia contrattuale: la durata non può eccedere i 36 mesi; il contratto a termine può essere prorogato per un massimo di 5 volte; il datore di lavoro non può stipulare un numero di contratti a tempo determinato che ecceda il limite del 20% dell’organico complessivo assunto a tempo indeterminato in riferimento al 1 gennaio dell’anno di assunzione; i datori di lavoro con meno di 5 dipendenti possono comunque assumere 1 lavoratore a termine.
• Non sussistono limiti nei seguenti casi:
- Nell’avvio di nuove attività per i periodi che saranno definiti dai contratti collettivi
- Per ragioni di carattere sostitutivo o di stagionalità
- Per specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o televisivi
- Con lavoratori di età superiore a 55 anni
- Alle aziende del settore ricerca, relativamente allo svolgimento di attività di ricerca scientifica.
• I contratti a termine devono ritenersi ammessi per qualunque attività, ordinaria e duratura.

La nuova disciplina dell’apprendistato
• Ferma restando la forma scritta del contratto e del patto di prova, non è più necessaria la forma scritta del piano formativo individuale.
• E’ stata abrogata la norma secondo la quale l’assunzione di nuovi apprendisti doveva essere subordinata alla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo dell’apprendistato, di almeno il 50% degli apprendisti: l’obbligo di stabilizzazione del 20% degli apprenditi presenti in azienda è previsto solo per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti;
• All’apprendista è riconosciuta una retribuzione che tenga conto delle ore di lavoro effettivamente prestate, nonché delle ore di formazione, almeno nella misura del 35% del monte ore complessivo.
• Il datore di lavoro è tenuto ad erogare non solo la retribuzione, ma anche la formazione necessaria all’acquisizione o alla riqualificazione di una professionalità.
• E’ introdotta la possibilità di stipulare contratti di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale anche a tempo determinato per le attività stagionali, a patto che le Regioni e le Province autonome abbiamo attivato un sistema di alternanza scuola-lavoro.
• Tre tipologie contrattuali di apprendistato
1) Apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale: soggetti in età compresa tra i 15 e i 25 anni, per tutti i settori di attività, anche per l’assolvimento dell’obbligo scolastico. La durata del periodo formativo varia in relazione alla qualifica di diploma da conseguire.
2) Apprendistato professionalizzante o contratti di mestiere: soggetti in età compresa tra i 18 e i 29 anni, per il conseguimento di una qualifica professionale.
3) Apprendistato di alta formazione e di ricerca: soggetti in età compresa tra i 18 e i 29 anni. Il contratto può essere finalizzato allo svolgimento di attività di ricerca oppure al conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore, di titolo di studio universitario e dell’alta formazione, compresi dottorati di ricerca. Questa tipologia può essere utilizzata anche per la specializzazione tecnica superiore, per il praticantato per l’accesso alle professioni che hanno un ordine professionale o per esperienze professionali.
Le altre novità
• In tema di contratti di solidarietà, sono definiti i criteri per l’individuazione dei datori di lavoro beneficiari delle agevolazioni. E’ innalzato il limite di spesa relativo alle risorse da destinare ai contratti di solidarietà. La riduzione contributiva spettante ai datori di lavoro che stipulano i contratti di solidarietà, è aumentata dal 25% al 35%.
• In tema di semplificazioni in materia di DURC (documento unico di regolarità contributiva), si “smaterializzano” il più possibile gli oneri a carico delle imprese, introducendo la possibilità del DURC in forma telematica.
• E’ previsto l’inserimento in un elenco anagrafico dei cittadini italiani, comunitari e stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, in cerca di lavoro e che intendono avvalersi dei servizi competenti.
• Lo stato di disoccupazione deve essere provato attraverso la presentazione dell’interessato presso il servizio competente, eliminando il ricorso alla nozione di domicilio.


La psichiatria è in via di estinzione?

PRIMA PARTE (28 giugno 2014) dal sito psichiatriacritica.it
di Antonio Maone
Da qualche anno si è aperto un dibattito su una presunta “crisi” della psichiatria come disciplina medica e sulla reale consistenza delle sue basi scientifiche.
Non si tratta affatto di prese di posizione ideologiche attribuibili a movimenti più o meno anti-psichiatrici, bensì di
voci che si sono sollevate, anzi, dall’interno del mondo accademico e professionale.
Nel febbraio 2010, un numero della rivista World Psychiatry, organo ufficiale della World Psychiatric Association (WPA), ospitava un Forum intitolato dal titolo davvero provocatorio: “Are psychiatrists an endangered species?” (Gli psichiatri sono una specie in via di estinzione?), aperto da un intervento di Heinz Katschnig, dell’Università di Vienna [1]
Katschnig prende spunto da un capitolo dell’edizione del 2009 del monumentale New Oxford Textbook of Psychiatry (Editors: Gelder, Lopez-Ibor e Nancy Andreasen) scritto da Paul Pichot (Past President WPA e autorità riconosciuta nel campo della storia della psichiatria), in cui si parla esplicitamente di una possibile crisi della psichiatria, ovvero del rischio che essa venga assorbita all’interno di altre branche della medicina, o che venga deprivata del suo stesso statuto di disciplina medica [2]. Katschnig cita a questo proposito il dibattito apparso negli ultimi anni su varie riviste circa il dubbio che la psichiatria “possa sopravvivere nella seconda metà del XXI secolo”[3] e circa l’evidenza di “un notevole pessimismo e di un senso di inquietudine diffuso fra gli psichiatri” [4]. Un ulteriore segnale è rappresentato dalla scarsità del numero di psichiatri in molti paesi per effetto del declino dell’interesse dei giovani medici verso la psichiatria [29], fenomeno che rimanda a prese di posizioni in cui ci si chiede addirittura semmai la psichiatria debba oggi ancora “esistere”, [5] o alle pressioni da parte dei neurologi affinché il termine “malattie mentali” venga sostituito da “malattie cerebrali” [6].
Katschnig ritiene improbabile che ciò rifletta solo opinioni personali o problemi locali, e prosegue individuando sei sfide alla professione: tre provengono dall’interno e tre dall’esterno.
Sfide esterne. Diminuita fiducia nella base di conoscenze (knowledge base): diagnosi e classificazione
“La categorizzazione e la classificazione delle malattie è fondamentale per molti aspetti della medicina, inclusa la psichiatria come specialità medica: per prendere decisioni nel trattamento, per fini didattici, per il rimborso delle prestazioni, per definire popolazioni di pazienti nella ricerca, per interpretarne i risultati ecc.
In psichiatria abbiamo la situazione ambigua di due differenti sistemi diagnostici: in ogni stato membro, l’OMS richiede che alla dimissione di un paziente dall’ospedale venga indicata una diagnosi tratta dal V Capitolo dell’ICD-10. Tuttavia, per una ricerca in psichiatria che aspiri a essere pubblicata su una rivista ad alto impact-factor, è consigliabile utilizzare il DSM-IV. Continue reading “La psichiatria è in via di estinzione?” »